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Clan Mamacé è un gruppo nuovo (relativamente,
visto che nasce nel 1997) che ha alle spalle un solo album, ma che
con questo lavoro ("Accordi e disaccordi" ci ha lasciato una
buonissima impressione. Ecco quindi l'occasione per parlare un po'
con loro e cercare di conoscere meglio una realtà che promette bene
e che "minaccia" di riuscire a farsi seguire a lungo.
Eccoci
a noi! Partiamo dalla formazione: è il dato che mi ha colpito di
più. Il vostro ensemble è decisamente atipico: oboe, chitarra
classica e jazz, contrabbasso, fisarmonica, violino, percussioni,
pianoforte per un totale di sette musicisti di cui ben 5 cantano.
Come si è strutturato un insieme simile? Un po’ di storia del
gruppo, insomma.
Tutti: Il Clan
Mamacè nasce assolutamente per caso. Nell’inverno del 1997 Alex,
Carlo e Marco si trovano a suonare la chitarra per passare in
maniera un po’ diversa una serata invernale. Dopo una settimana si
aggiungono Enrico, conosciuto per l’occasione, Margherita e Alberto.
La cosa piace a tutti e si decide di formare il gruppo. Nel
Luglio dello stesso anno avviene quella che può essere definita
un’esperienza essenziale per il Clan Mamacè. Decidiamo di andare a
suonare per strada a Perugia durante “Umbria Jazz ’97” (esperienza
che verrà ripetuta con crescente successo nei tre anni successivi).
E’ subito amore. Il Clan Mamacè scopre la propria vocazione
Buskers che conferma immediatamente dopo partecipando al Ferrara
Buskers Festival. Negli anni successivi, dopo un po’ di gavetta come
cover-band e numerosi aggiustamenti di formazione, si decide di fare
il grande passo e produrre musica propria. Dopo 2 anni di lavoro
autoproduciamo “Accordi
e disaccordi” (uscito nel Giugno 2003 e interamente
realizzato dal gruppo in tutte le sue parti) o come tutti ormai lo
definiscono “Il mamaciddì”. Con questo partecipiamo alla
trasmissione “Liberi Gruppi” di Radio Popolare di Milano guadagnando
l’accesso ad “Arezzo Wave 2004”. Ed eccoci qua.
Ne
deriva, come seconda domanda immediata, una curiosità sul come
preferiate identificare la musica che fate: siamo nell’ambito della
canzone d’autore, ma ci sono ascendenze dixieland addirittura, un
po’ di folk, molte “letture” di cantautori italiani e ...
cos’altro?
Tutti:
Inizialmente ci siamo presentati come gruppo folk-rock. Ora crediamo
che questa definizione ci stia un po’ stretta e pensiamo sia più
adeguata quella di “Cantautori”. Ci piace spaziare fra i vari generi
musicali, senza vincolarci agli standard di uno in particolare. E’
sicuramente più impegnativo ma estremamente più divertente e vario.
Diminuisce anche il pericolo di ripetersi, di comporre un brano
uguale ad un altro. Il nostro primo CD cammina in questa
direzione: ogni pezzo ha uno stile differente dagli altri. C’è lo
swing, la ballata, c’è quello “sudamericano” e quello un po’ più
rock etc… Ed il nuovo CD che stiamo preparando continua questa
ricerca verso la differenziazione degli stili.
Sempre
andando a cascata di domanda in domanda: siete in sette e quindi è
difficile avere gusti uniformi. Ma quali sono le vostre “icone”
musicali? A chi vi ispirate, se vi ispirata a qualcuno o anche, in
generale, che genere di musica vi piace. Cosa ascoltate in questo
periodo, ognuno nel chiuso della sua cameretta e
collettivamente?
Tutti:
Sicuramente siamo tutti d’accordo nel mantenere uno stile
“acustico”. Niente elettronica insomma.
Carlo: Fin da piccolo mi sono sempre
piaciuti i cantautori ma ascolto un po’ di tutto, tranne Dance,
Metal e melodica italiana. Adoro il primo De
Gregori, mi piacciono i primi Bennato, Vecchioni,
Dalla. Di De André mi piace
tutto. Adoro il Fossati maturo, quello degli
ultimi 10 anni. I suoi dischi dal vivo sono qualcosa di
meraviglioso. Poi Paolo Conte, Gianmaria Testa, Capossela e
Cammariere. Mi piacciono anche PFM, MCR e Bandabardò e
Silvestri.
Stefano: Il mio personale ascolto
nasce da bacini meno impegnati come le prime melodie di
Ramazzotti fino agli infiniti ascolti dei canti
della resistenza e del liscio di paese dove c’era il circolo della
nonna che mi ha cullato da piccolo fra vino,saggezza,carte e buon
auspici (guarda caso suono la fisarmonica!). Più in la ho conosciuto
i Nomadi da Augusto fino all’attuale mio amico
Danilo Sacco e il loro splendido impegno sociale che si sposa con il
mio personale riconoscimento nella nostra “canzone del pensiero
d’azione”! Maestro di suoni ed arrangiamenti fu il primo
Zucchero fino al suo supremo album “Blues”,
i PFM,MCR fino ai Dire
Straits.
Francesca: siccome provengo da una
formazione classica adoro questo genere che secondo
me dà delle emozioni irripetibili, ma sono passata anche dal
metal….che ho completamente abbandonato…. Mi piace
tantissimo De andré, la Bandabardò, i Mcr, il jazz
degli anni 30’ di Benny Goodman e quello attuale.
Adoro ascoltare tutte le canzoni e le musiche popolari, quelle che
ti fanno ballare fino a non avere più fiato! E per ultimo mi
piacciono tanto tutte le musiche francesi!!!!
Simona: anche io ho cominciato a conoscere
la musica ascoltando Bach e Mozart anziché gli 883
e questa è la causa principale della mia profonda ignoranza nel
campo della musica leggera (le persone che mi conoscono rimangono
sempre impressionate da questa lacuna e non perdono occasioni per
scherzarci su). Direi comunque che come gusto sono orientata verso i
cantautori che si ispirano alle tradizioni, a sonorità tratte da un
genere popolare dimenticato per troppo tempo e piano piano
riscoperto.
Davide: Ascolto un po’ di tutto,
principalmente la radio.
Enrico: Ho ascoltato per anni De
Gregori, Negli ultimi tempi Gaber, De
André e per gli stranieri Silvio
Rodriguez, cubano e Daniel Viscietti,
argentino. Negli ultimi mesi quasi niente perché credo e vedo che ho
molte più idee musicali tanto quanto più mi dedico ad
altro.
Alex: in perfetta armonia con l’idea di non
legarsi ad un genere particolare… ascolto veramente di tutto: da ciò
che detesto (ad esempio House e Metal), per saperne prendere le
distanze, a ciò che adoro (Fossati, DeAndré, Testa,
DeGregori, Bandabardò…) per la capacità di procurarmi
emozioni. Prediligo le sonorità acustiche.
Pensate
che sia importante conoscere come si muove il mondo della musica,
per dirla alla Fossati, qual è “la musica che gira intorno” o
pensate che possa anzi costituire “rumore”, che dia fastidio al
vostro cercare una linea autonoma. Insomma, i paragoni fanno piacere
o meno per un gruppo all’inizio?
Tutti: I paragoni possono far piacere, anche se spesso
assumono il significato di, “avete forse copiato?” o “non avete uno
stile vostro”. Sarebbe come rinnegare Capossela perché si è ispirato
a Tom Waits oppure criticare De André o De Gregori perché hanno
attinto da Dylan, Brassen e Leonard Coen. I giudizi che più ci
piacciono sono quelli che riguardano le nostre canzoni (testo e
musica sono inscindibili). Purtroppo molti “giornalisti” scrivono
recensioni assolutamente vuote, si limitano a riferire alcune
informazioni del gruppo estratte dal sito e di musica parlano ben
poco. Siamo abbastanza adulti da accettare sia complimenti che
critiche, basta che queste siano costruttive e non affrettate.
Valutazioni troppo tecniche tendono inoltre a svuotare di
significato le canzoni, ed è un peccato, quando si è convinti di
aver messo molta “Anima” nel lavoro che si propone. Per il resto è
una questione di gusti. In fondo quello che conta nella musica è
che ti emozioni, che lasci il segno, che colpisca nel profondo, che
ti faccia riflettere. Che poi sia la musica di Ramazzotti o quella
di DeAndrè non ha importanza.
Gruppo
all’inizio della propria attività si diceva: come ce la si cava? E’
difficile trovare piazze e occasioni per suonare? O per qualche
magia o abilità personale riuscite a suonare spesso in giro? C’è
vivacità dalle vostre parti? Occasioni, locali, festival? Siete di
Novara, se non sbaglio ...
Tutti: Il
nostro promoter si chiama PASSAPAROLA. Alla fine di ogni concerto
c’è sempre qualcuno che ci contatta per farci suonare da qualche
altra parte. Una data tira l’altra insomma. In un anno, una
quindicina di occasioni vengono sempre fuori. Da qualche tempo
abbiamo smesso di suonare nelle birrerie. Preferiamo i luoghi
frequentati dalla gente che vuole ascoltare musica, dove il pubblico
presta attenzione a quello che stai proponendo. Spazi purtroppo rari
dalle nostre parti. In alternativa suoniamo in feste di paese e di
piazza. Siamo anche attrezzati per suonare “in strada”. Tempo fa
(1997) costruimmo un impianto alimentato a batteria che ancora ci
accompagna. Festival? Ormai da quattro anni, in Giugno a Novara,
si svolge lo STREETFESTIVAL www.streetfestival.it che anima le
strade della città sullo stile del più noto BUSKERFESTIVAL di
Ferrara.
Parliamo adesso di canzoni: nove brani, anzi otto
più un intro, nel disco d’esordio, scritte in parte da Enrico e in
parte (la più parte) da Carlo. Non scrivete mai assieme? E in quanto
tempo sono state scritte le canzoni del disco d’esordio? Quale poi,
secondo voi, vi rappresenta meglio?
Carlo e
Enrico: Non ci siamo mai posti l’obiettivo di scrivere una
canzone. Ogni pezzo è arrivato “quando doveva arrivare”, senza
forzature. Inoltre spesso i testi sono molto personali. Ne deriva
che fino ad oggi ognuno ha scritto le proprie canzoni, da solo.
Alcuni amano tenere un diario sul quale scrivere le proprie
impressioni, altri parlano magari con un amico. A noi spesso piace
fissare i nostri pensieri scrivendo una canzone. Le nostre canzoni
non sono state scritte per finire su un CD (anche se poi ci sono
finite), ma perché in un particolare momento della nostra vita
(positivo o negativo che sia) ci siamo sentiti di scriverle. Tutti i
pezzi del CD sono stati scritti in 5 anni di vita. Ma ci sono molte
altre canzoni scritte che sul CD non ci sono.
Una volta
scritta una canzone la si porta alle prove e la si fa sentire agli
altri. Se piace, iniziamo tutti insieme ad arrangiarla,
elaborando gli spunti che il pezzo propone.
La canzone che
forse meglio ci rappresenta è “Canzone del pensiero in
azione”: anche se non parla specificatamente del Clan
Mamacè, sposa perfettamente lo spirito del gruppo, composto
essenzialmente da amici.
Il disco, “Accordi e disaccordi” ha ormai già due anni;
anche se il tempo di smaltimento di un disco nuovo ormai si misura
in lustri, sarete probabilmente andati avanti a scrivere. Ci sarà
materiale nuovo, immagino. E’ in linea con quanto da me sentito?
Oppure l’evoluzione delle vostre scelte vi ha fatto pendere verso
soluzioni diverse?
Tutti: Stiamo
preparando, con la dovuta calma, un nuovo CD che prevediamo sarà
pronto per Natale 2005 e che in molti già ci chiedono. Come per il
disco precedente eseguiremo tutte le fasi in maniera autonoma.
Abbiamo una nostra saletta privata e ciò ci consente di non avere
fretta, di non dover accettare compromessi dovuti a tempo/soldi. Il
processo creativo si completa spesso anche durante la registrazione
poiché, non dovendo pagare nessuno, non abbiamo la necessità di
chiudere un lavoro con urgenza. Tendenzialmente sarà un CD coerente
con il precedente. 10 canzoni di vario stile (alcune veramente
belle, scusate la modestia) scritte più o meno tra il 2002 e il
2005, un paio sono anche più vecchie. Si spazia dalla ballata allo
shuffle, dal blues alla bossa nova. Un disco vario insomma, legato
da un impasto sonoro tipicamente acustico (a parte la chitarra Jazz,
a volte leggermente distorta, che noi però consideriamo uno
strumento acustico).
“Elena”
e “Canzone del pensiero in azione” sono le canzoni che mi piacciono
di più, in particolare “Canzone del pensiero” con quella lunga coda
pianistica che pare esca da un’altra canzone. Mi volete raccontare
da dove nascono i vostri spunti per comporre queste e le altre
canzoni?
Carlo: La mia vita. Ciò che fai, ciò che
vivi porta inevitabilmente dei cambiamenti più o meno profondi alla
tua persona. Mi guardo intorno a volte divertito e soddisfatto a
volte indignato per ciò che accade nel mondo. Innamorato. Questi e
altri sentimenti, in modo assolutamente imprevedibile, mi
suggeriscono la scrittura di un pezzo, nei momenti più vari della
giornata. (in macchina, in ufficio, a casa, per strada,
ovunque).
Enrico: L’ispirazione per buttar giù due
righe arriva da mille “fotografie” stampate nella mente. Non ho
scritto numerose canzoni. Di solito conservo molte frasi, spesso in
rima, che qualche volta diventano una canzone. Sono più portato
forse all’aspetto musicale, per quanto concerne gli arrangiamenti,
ma anche nel prossimo disco ci sarà un mio brano. E cosi
sia.
Non ve
lo chiesto, ma lo presuppongo (se non avete risposto sopra): siete
tutti giovanissimi?
Tutti: Abbiamo
dai 22 ai 34 anni. Tutti autodidatti, tranne Francesca e Simona che
sono di estrazione classica.
Hmm,
vediamo un po’ se mi punge qualche altra curiosità ... Sì, una.
Avete provato a mandare un provino al Festival della Musica di
Mantova? Se non l’avete ancora fatto siete ancora in tempo (e
secondo me meritereste). Basta il cd o un suo estratto, comunque per
almeno venti minuti di musica.
Tutti: La
domanda di partecipazione è partita ieri. Ora speriamo venga presa
in considerazione. Purtroppo pur avendo ottimi riscontri da parte
del pubblico, discografici e addetti del settore non ci considerano
un granchè. Ma noi proseguiamo per la nostra strada. In
fondo per noi suonare è soprattutto passione e
divertimento.
Saluti e
baci.
Francesca,
Simona, Alex, Carlo, Davide, Enrico, Stefano ovvero il Clan
Mamacè. Formazione: Alex Barè: Chitarre Acustica,
Classica e Jazz, Cori. Carlo Boncompagni: Basso, Contrabbasso,
Percussioni, Cori. Davide Stranieri: Batteria, Percussioni. Enrico
Vasconi: Voce, Chitarra ritmica. Francesca Alleva: Oboe, Cori.
Simona Marangon: Violino. Stefano Chirio: Fisarmonica.
http://www.clanmamace.com/ mailto:info@clanmamace.com
Intervista effettuatavia e-mail il 29 aprile
2005 |