Con...
Marco Python Fecchio- “Con Davide Van De Sfroos si è lavorato
molto liberamente. Mi ha prima illustrato i brani in questione allo
stato "primario" e mi ha lasciato carta bianca per quanto riguarda
le "coloriture". Poi abbiamo scelto le versioni dei take migliori .A
tal proposito vorrei segnalare e ringraziare Alessandro Gioia,
personaggio fondamentale per la riuscita di questo lavoro. Per
quanto riguarda le caratteristiche di ciascun strumento in rapporto
ai brani, ti posso dire che ogni strumento ha un proprio timbro che
a seconda dell'umore del brano in questione, o anche dell'umore del
musicista che li usa, possono dare suoni / timbriche molto diverse.
Dipende da tanti fattori, ma diciamo che alla fine il background e
il gusto del musicista fanno sempre la differenza".
Con... Ricky Gianco
Parliamo di Ricky Gianco cantante e autore. Tu hai un bel record. Ho
appena visto adesso che tu fai mezzo secolo di canzone. Di vita
dello spettacolo. Hai iniziato nel 55 ... "Dunque, ho
cominciato... sì è vero, avevo undici anni. Eh già! E’ vero". Sai
che non ci avevo pensato ( ride ) era meglio che non me lo dicevi (
ride ). È incredibile questa cosa. Anzi è terribile... perché ho
cominciato cantare a undici anni... undici anni e mezzo. Ho
cominciato a registrare dischi a 16 anni e poi non ho più smesso". Quindi tu
hai visto tutta l'evoluzione del nostro “settore di indagine”: da
quando è nata la canzone d'autore in poi tu ci sei. "
Sì ho cominciato in un
momento in cui tutti quelli che cominciavano allora avevano sei o 7
o anche otto o dieci anni più di me: infatti io ero la mascotte. A
16/17 anni ero alla ricordi con Gaber, Bindi, Tenco, Endrigo. Ero
proprio la loro mascotte, un ragazzino ... capivo una mazza ma
c'ero. Allora c'era questo entusiasmo... questo fuoco. Per me è
iniziato da quando ero bambino: mi chiedevano cosa vuoi fare da
grande e io dicevo: “il cantante”. E loro mi rispondevano: “sì ma
per vivere poi cosa fai?” La solita domanda insomma. ( ride ) e
quindi ho visto tutti quelli che erano già in fase discendente e
tutti quelli che poi man mano sono arrivati. Poi non è che mi sia
messo sul balcone a guardare, però c'ero..."
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 Ci sono dischi, film e libri che, per un motivo o per
l'altro, non dovremmo mai perdere e a volte ci passano davanti così
velocemente che non ce ne ricordiamo neanche. Questa mini-rubrica
vuole porre un freno ai guasti della memoria: secondo noi gli
imperdibili del 2005 sono:
Davide Van De Sfroos: "Akuaduulza" Francesco De Gregori:
"Pezzi" Massimo Bubola - "Tre rose" Caffé Sport Orchestra: "Il
Chihuahua storico non ha senso senza te" Yo Yo Mundi: "La banda
Tom" Folkabbestia: "Pèrche"
Clan Mamacé:
"Accordi e disaccordi"
Giancarlo Onorato: "Falene" Anima Mundi: "Son qui"
Film Sideways
Libri Claudio Lolli:
"Rumore Rosa"

 www.maxmanfredi.com: il nuovissimo sito internet del
nostro amico Max.
Per scriverci:
bielle@bielle.org
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Mercanti di Liquore: "Che/cosa te/ne/fai/di/un/titolo"- Non
nascondo che al primo ascolto qualche perplessità nasceva ...
"manca l'energia dei mercanti", mi dicevo. Poi però, un ascolto
dopo l'altro, confesso che l'impressione è nettamente migliorata
E poi..."Senza titolo"
è una delle cose più belle che mi sia mai stato concesso di
ascoltare... ci sono delle strofe che, al solo ripensarci, mi
danno i brividi! Per non tacere de "La moglie
brontolona", piena zeppa di echi di "Ciampiani"... Io
comunque sono prontissimo a barattare un po' di disorientamento
per il piacere di venire pungolato e stimolato, per non essere
lasciato al caldo "nella mia tranquilla casa
d'occidente". Detesto chi ricicla se stesso
riproponendo
ininterrottamente ai propri "fedeli" (che, a quel punto, è in
questo che si trasformano i fans troppo dogmatici) lo stesso
cliché, la stessa minestra. E allora... W la nuova minestra
cucinata dai mercanti! ;-) buon ascolto combatfolkers. . Roy Paci: "Parola d'onore"- Testi meno che
dilettanteschi, di quelli che a una gara per parolieri
inespressi si collocherebbero al penultimo posto. E tra i
colpevoli di tanto scempio c'è anche Diego Cugia, che credevamo
capace di qualcosa di meglio! Una sezione ritmica granitica, ma
così granitica che non c'è un solo brano che suoni diverso
dall'altro, soprattutto come logica percussiva (una nota di
demerito personalizzata per l'incrollabile coerenza a Alessandro
"Jah Sazzah" Azzarro, accreditato alla batteria, ma Josh
Sanfelici, basso e co-autore di un buon mazzo di canzoni ne
porta quasi altrettanta responsabilità). Se aggiungiamo una voce
non memorabile e qualche brano del tutto dimenticabile, cosa
resta? Un'epica "stroncata"? (Avete letto bene, non
c'è la "z"!) Archivio recensioni Le nostre pagine dedicate al maestro
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