|
Clan Mamacé:
"Senza ricompensa alcuna"
Il Clan non sbaglia un colpo! Dopo un primo disco del tutto gradevole che gli è
valso uno dei premi Bielle per i migliori esordi, quest'anno escono col loro
album più maturo. "Senza ricompensa alcuna" è un disco che spazia a 360 tra la
musica d'autore italiana, offrendo momenti delicati e intimi ed altri più vivaci
e ritmati. Personalmente adoro gli 1'22" di "Amore ascolta" e i
sei minuti tondi di "Quattro piccole storie", ma è come andare
a cogliere fior da fiore. Il disco lo si ascolta tutto per intero. E poi ci si
lamenta che è già passato...
www.Bielle.org
“Senza ricompensa
alcuna” è il secondo cd del Clan Mamacè: già dal titolo traspare una band
che crede ancora nella gratuità della musica e che non suona con i soli
obiettivi fondati dalla logica del business.
Non è la prima volta che su queste pagine parliamo della formazione di Carlo
Boncompagni: sia chiaro che non lo facciamo per “promuovere” il gruppo, ma
piuttosto per riconoscerne la bontà delle intenzioni e dell’approccio. Un po’
orchestrina zingara, un po’ banda di paese e un po’ formazione di buskers, il
Clan Mamacè è un progetto che si sviluppa inseguendo un sogno e un ideale di
canzone pura e gioiosa, popolare e spontanea. Questi ragazzi suonano per piacere
e per condividere ed è proprio questa attitudine che apprezziamo, ancora prima
della musica.
Il cd poi non smentisce i buoni propositi perché i membri del Clan continuano a
lavorare le canzoni soprattutto con arrangiamenti di violino e di fisarmonica,
ma anche con oboe, corno inglese e clarinetto. La loro è una musica folk, come
ce n’è già tanta nel nostro paese, ma l’attitudine con cui è sviluppata dà
all’insieme freschezza e gradevolezza.
Rispetto al precedente “Accordi e disaccordi”, si nota un leggero spostamento in
avanti delle canzoni che paiono dotate di un piglio contagioso meno ingenuo:
l’inizio con “La ricca signora” e “Un’altra rivoluzione” colloca subito il disco
a metà strada tra un cantautorato piacevole e il cosiddetto combat-folk. A
differenza di tante formazioni “schierate”, il Clan Mamacè riesce a suonare
leggero senza rinunciare a nessuno dei propri ideali di libertà e di giustizia:
le canzoni sono colme di speranze e di arrangiamenti che arricchiscono l’ascolto
senza appesantirlo.
Si fanno ricordare la title-track, piccolo manifesto di gratuità, con una parte
strumentale di chitarre verso il finale che anticipa i saltelli de “Il blues di
Babbo Natale” in cui il ritmo è punzecchiato da chitarra, piano e clarinetto: il
pezzo non brilla per originalità, ma dovrebbe essere garanzia di un buon numero
dal vivo.
Più di una traccia richiama a Guccini e ad un folk-rock che non avrà ancora la
necessaria personalità ma che gode comunque di una buona fattura. Chitarre
classiche ed acustiche si incrociano porgendo gentilmente il braccio a violino e
fisarmonica: ne esce un tessuto dai toni vivaci la cui trama è costituita da
favola e storia, da sogno e speranza.
Buone gli slanci strumentali che accompagnano le varie parti di “Quattro piccole
storie” e curiosa la ghost-track che riprende in modo diveritito “Il blues di
Babbo Natale” dando ancora una volta la dimensione di una band felice di suonare
quello che è.
Christian Verzeletti. (www.mescalina.it)
Senza ricompensa alcuna
C’erano circa quattrocento persone domenica scorsa, 7 maggio 2006, ad Oleggio,
tanto che il teatro comunale non riusciva a contenerle tutte. È andata a gonfie
vele le presentazione di Senza ricompensa alcuna, nuovo disco del Clan Mamacè,
formazione novarese di sette elementi che unisce sonorità rock, folk alla musica
tradizionale, il tutto mischiato da testi marcatamente cantautorali.
Per la “prima” di Senza ricompensa alcuna il gruppo ha messo in scena uno
spettacolo che ha unito la musica al teatro e alla danza: brani del nuovo cd
sono stati alternati ad episodi del precedente lavoro Accordi e disaccordi. C’è
una coerenza poetica ed estetica che merita d'essere sottolineata nel nuovo
disco, e una indiscutibile abilità nell’armonizzare i contrasti tra moderno e
desueto, tanto nei testi quanto nelle tessiture sonore. Tra gli episodi più
promettenti sicuramente La ragazza porcospino e Le quattro piccole storie, brani
dal ritmo opposto, ma ugualmente carichi di suggestione; da citare anche la
divertente ghost track in cui i sette musicisti si cimentano in una divertente
esibizione corale.
Si tratta di un disco estremamente curato, che ha avuto una gestazione lenta e
in cui, come nel precedente, si fanno apprezzare la varietà degli strumenti
musicali, gli arrangiamenti e i testi diretti e sinceri (io poi sbavo per
l’oboe, ma questa è una nota molto personale). C’è a mio avviso una maggiore
allegria di fondo, una consapevolezza maggiore e il piacere di continuare a fare
ciò che si sta facendo, consapevoli che il seguito c’è… senza ricompensa alcuna…
Ma tutto ciò non rimane appollaiato sullo scaffale delle carinerie artigianali,
si tratta di percorsi, di racconti di vita e di storie che molto hanno a che
fare con le emozioni. Che è proprio quanto cerco, guarda un po', in un disco.
Roberto Conti (www.asapfanzine.it)
|
|
Ciao a tutti amici del Clan Mamacè,
a distanza di un paio di settimane, come vi avevo promesso, vi do la mia
opinione sul nuovo cd.
In particolare voto la canzone "Quattro piccole storie", molto bella sia
di arrangiamenti che di testo.
Vi ringrazio ancora di essere stati ospiti del mio programma, e spero
che ci terremo in contatto per futuri progetti.
Federico. Radio City Vercelli.
Ciao Clan!!!!
Complimenti per ieri sera…la presentazione è stata fantastica!
Le canzoni del nuovo CD sono tutte molto belle, e dopo un paio di
Ri-Ascolti odierni devo dire che siete “cresciuti”!!!
Complimenti davvero, continuate così!
Ora attendo con ansia le date dei prossimi concerti!!!
Fabio, Romentino
CLAN MAMACE’ – Senza Ricompensa
Alcuna – 2006
Dopo il fortunato esordio di “Accordi e Disaccordi”, ecco arrivare a
distanza di tre anni il nuovo album del Clan Mamacé, attesissimo dai
numerosi fans del gruppo.-
Come nel precedente lavoro, anche in questo nuovo cd si nota il
massiccio apporto del bassista Boncompagni che firma testi e musiche
della gran parte dei pezzi che compongono l’album.-
Graficamente il nuovo lavoro del Clan si presenta molto ben curato nella
ormai classica grafica a disegni, con una copertina-pieghevole
riportante i testi delle canzoni che a nostro avviso risultano un po’
troppo ricercati nella loro esposizione rischiando di cadere in un certo
“barocchismo” molto visuale ma poco pratico.-
Veniamo però ai contenuti.-
I 10 pezzi che compongono l’album si presentano piuttosto eterogenei,
spaziando dalle ballate al blues e a pezzi più intimistici e melodici,
ma questa sembra ormai essere una caratteristica del Clan e forse anche
il loro punto di forza trovato nella capacità di spaziare in più generi
e di non fossilizzarsi in qualcosa di riconoscibile.-
Con delle eccezioni: La Ragazza Porcospino potrebbe essere benissimo un
pezzo del precedente album, tanto risulta equilibrato e con un certo
stile “Mamacé”dal punto di vista musicale e di impegno nel racconto (il
pezzo parla di una ragazza autistica).- Pezzo molto bello, ben
strutturato e gradevole, molto equilibrato nei contrappunti degli
strumenti solisti.-
L’impegno è sempre stato una costante del Clan, messo nei suoi pezzi
fino ad arrivare, soprattutto nello stile utilizzato dal cantante
Vasconi, ad assomigliare a De Andrè, dal quale sembra essere arrivata
spesso l’ispirazione.-
Vasconi in questo album ha firmato testi e musica di Se Dal Poco, pezzo
di poesia musicalmente molto gradevole ma dalla durata troppo breve per
potersi dipanare in un discorso più accattivante.-
Sembra che la brevità sia una caratteristica di altri pezzi dell’album
quali Amore Ascolta che sembra più un pezzo incompiuto che un brano
d’amore importante e che non aveva bisogno della pioggia introduttiva
data l’estrema brevità e in un certo modo scontatezza del testo.-
Ma le stranezze non finiscono qui: Il Blues di Babbo Natale, non si sa
come, ha finito con il caratterizzare tutto l’album, sia per la sua
“stranezza” rispetto a testi impegnati ai quali siamo stati abituati dal
Clan, sia perché molto diverso dagli altri pezzi, sia perché diventa poi
anche l’ormai immancabile Ghost-track che per l’occasione si è anche
moltiplicata.- Il pezzo è un bel blues, ben suonato, ma che ricorda
troppo cose quali “il blues delle mutande lunghe” di Marco Carena per
essere preso sul serio.- Ed è un peccato per un album che contiene pezzi
assolutamente strepitosi come Senza Ricompensa Alcuna oppure E intanto
si fa sera, dalla musicalità ricercata e dai testi che riconosciamo come
“Mamacè”.-
Veramente degno di nota anche lo struggente Valzer per un sorriso che
riesce a rendere bellissimo anche un episodio apparentemente banale.-
Splendido il basso che punteggia malinconico il pezzo accompagnandolo in
un crescendo di poesia.-
Poi però troviamo anche pezzi meno pregevoli come Un’altra Rivoluzione
che parte con Robespierre e Rivoluzione ma rimane impantanata in una
musica tutto sommato non incisiva seppur gradevole e che viene anche
peggiorata da un coro poco affiatato.- Un pezzo dimenticabile,
purtroppo.-
4 Piccole Storie ricorda a tratti alcuni pezzi di protesta di Guccini
pur restando in sospeso tra strappi di vera poesia ed arrangiamenti
“alla Mamacè”.-
Infine il pezzo che apre l’album: La Ricca Signora, che inizia troppo
lenta e stiracchiata, con la voce del cantante praticamente
inascoltabile (problemi di registrazione?) e strappi musicali di
difficile comprensione per poter essere ritenuto un bel pezzo.- Peccato,
perché il testo è notevole.-
Complessivamente ci sembra che questo nuovo lavoro del Clan Mamacé abbia
un sapore di incompiuto e di eterogeneo, non tanto per la mancanza di
idee (che ci sono in abbondanza e di qualità) quanto per la sensazione
di alcuni pezzi-tappabuco ed arrangiamenti dove sembrerebbe che il
violino e l’oboe dovessero esserci a tutti i costi.-
Rimane secca l’impressione che si siano più divertiti loro a comporlo
che noi ad ascoltarlo, ed è un peccato, perché il Clan ha dimostrato di
saper fare della musica onesta e di qualità.-
Alcune perplessità sui finali di canzone, a volte troppo secchi e tirati
via, fanno pensare che Accordi e Disaccordi sia un album ben più
equilibrato che non dimostra minimamente il passare del tempo.-
Giuseppe.
GIUDIZIO: ***Vale i soldi spesi
*Terribile
**Appena decente
***Vale i soldi spesi
****Imperdibile |